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MALATTIA X: COS’E’ IL MORBO IPOTIZZATO DALL’OMS NEL FEBBRAIO DEL 2018 E QUALI SONO I RISCHI

https://tg24.sky.it/salute-e-benessere/2024/01/17/malattia-x-covid#02

Gli studi sull’eventuale morbo potrebbero facilitare la prevenzione in modo da preparare azioni flessibili e trasversali per arginare la diffusione di malattie, tra cui la preparazione di un vaccino efficace in breve tempo. La malattia X è anche entrata nell’agenda del Word Economic Forum di Davos in Svizzera.

MALATTIA X

Già nel 2018, quindi prima dell’emergenza Covid, l’Organizzazione mondiale della sanità ha ipotizzato l’arrivo di una pandemia causata da una malattia ancora sconosciuta, chiamata genericamente Disease X ovvero malattia X. Si tratta quindi di una malattia che non esiste, ma il cui studio potrebbe facilitare la prevenzione in modo da preparare azioni flessibili e trasversali per arginare la diffusione di malattie tra cui appunto anche un ipotetico morbo a oggi non noto.

L’INCONTRO AL FORUM DI DAVOS

La malattia X è entrata anche nell’agenda del World Economic Forum di Davos con un incontro coordinato dal direttore generale dell’OMS Tedros Adhanom Ghebreyesus. L’evento è dedicato a come affrontare una nuova pandemia da malattia X. Gli esperti – oltre 300 scienziati sono stati radunati dall’Oms già nel novembre 2022 – ipotizzano che questa futura patologia potrebbe causare 20 volte più decessi del Covid.

GHEBREYESUS: “DOBBIAMO AVERE UN SISTEMA DI ALLERTA PRECOCE”

“Abbiamo conosciuto il virus Zika, Ebola e sappiamo cosa può accadere – ha dichiarato Ghebreyesus -, ma dobbiamo avere un piano per una futura e sconosciuta malattia X, di cui parliamo da tanti anni. Il Covid è stata la prima malattia X, ma può riaccadere e dobbiamo essere in grado di anticipare e preparaci a questo”. Per il DG dell’Oms è necessario “avere un sistema di allerta precoce, saper espandere velocemente i sistemi sanitari e investire di più nelle cure primarie”

L’OBIETTIVO

Il direttore esecutivo del Programma per le emergenze sanitarie dell’Oms, Michael Ryan, ha spiegato che accendere i riflettori su virus e agenti patogeni per ricercare e sviluppare contromisure è “essenziale per una risposta rapida ed efficace alle epidemie e alle pandemie”. Parlare di ‘malattia X’, in sostanza, serve ad identificare “lacune di conoscenza e priorità di ricerca” per un elenco di virus e agenti patogeni identificati come prioritari come il COVID19, la febbre emorragica Crimea-Congo e il virus Ebola.

RICERCA E PREVENZIONE

In generale, gli sforzi degli esperti si concentrano sull’eventuale risposta contro l’ipotetica malattia, in particolare su vaccini che dovranno essere creati e somministrati per contrastare rapidamente l’emergenza. L’obiettivo è quindi fornire una risposta celere ed efficace soprattutto in caso di una diffusione su larga scala della malattia.

I RISCHI

È importante quindi arrivare preparati a una tale evenienza. “Mettiamola così – spiega al Mail Online Kate Bingham, una degli esperti che ha presieduto la task force sui vaccini nel Regno Unito tra maggio e dicembre del 2020 -, la pandemia influenzale del 1918-1919 uccise almeno 50 milioni di persone in tutto il mondo, il doppio di quante furono uccise nel corso della prima guerra mondiale. Oggi, potremmo aspettarci un numero di vittime simile causato da uno dei tanti virus già esistenti“.

“NON TUTTI VIRUS MINACCIANO L’UOMO”

Bingham ha precisato che “non tutti rappresentano una minaccia per gli esseri umani, ovviamente, ma alcuni sì”. La professoressa ha poi spiegato che gli scienziati sono attualmente a conoscenza di 25 famiglie di virus, ciascuna delle quali comprende fino a migliaia di singoli virus che hanno tutti il ​​potenziale per evolversi in una pandemia.

I TRE FATTORI CHIAVE

Spiegando l’eventualità di un aumento del rischio pandemie, Bingham ha individuato tre fattori chiave come la globalizzazione, il sovrappopolamento delle città e la deforestazione, i quali hanno creato le “condizioni ideali affinché i virus possano passare da una specie all’altra”

PROTOTIPI DI VACCINI

Bingham ha sottolineato l’importanza di realizzare una raccolta di “diversi prototipi di vaccini (trials, come quelli iniettati alle persone contro il COVID19) per ogni famiglia di virus minacciosi” di cui siamo a conoscenza prima che inizi l’eventuale prossima pandemia. Con questo “vantaggio” i vaccini potrebbero essere progettati per “prendere di mira le caratteristiche molto specifiche della malattia X”.

I COSTI

Per l’esperta è necessario “fare i primi passi per affrontare la prossima pandemia in questo momento e questo implica mettere soldi sul tavolo. Eppure ci sono pochissime prove che siamo disposti a spendere qualcosa di lontanamente paragonabile per proteggerci dai virus reali”. Il costo monetario dell’inazione è però “sismico: il Covid, un virus probabilmente più lieve dell’eventuale Malattia X, è riuscito a lasciarci con un conto di 16mila miliardi di dollari sia in termini di perdita di produzione che di spesa sanitaria pubblica”, ha affermato Bingham.

IL LABORATORIO

Qualcosa però si sta muovendo. Nel Regno Unito è stato aperto un laboratorio dove verranno studiati possibili vaccini sia per contrastare l’infezione ancora sconosciuta che virus già noti, ma ritenuti pericolosi per il loro potenziale epidemico.

LA RICERCA DELL’ANTIDOTO

La sfida degli scienziati britannici è riuscire a fermare i nuovi virus con un antidoto ad hoc entro cento giorni dall’identificazione. Si tratta di un obiettivo globale fissato dal G7 nel 2021 che mira a distribuire un vaccino contro qualsiasi nuova minaccia pandemica entro questa finestra temporale.

MALATTIE CON POTENZIALE EPIDEMICO

Ma quali sono le malattie che hanno un potenziale epidemico? La lista OMS delle malattie che presentano il maggior rischio per la salute pubblica comprende COVID19, febbre emorragica Congo-Crimea, malattia da virus Ebola e malattia da virus di Marburg, febbre di Lassa, sindrome respiratoria da coronavirus Medio Orientale (MERS-CoV) e Sindrome Acuta Respiratoria grave (SARS), infezione da virus Nipah e malattie causate da henipavirus, febbre della Rift Valley, infezione da virus Zika e infine malattia X.

English translate

DISEASE X: WHAT IS THE DISEASE HYPOTHEZED BY THE WHO IN FEBRUARY 2018 AND WHAT ARE THE RISKS

Studies on the possible disease could facilitate prevention in order to prepare flexible and transversal actions to stem the spread of diseases, including the preparation of an effective vaccine in a short time. Disease X also entered the agenda of the World Economic Forum in Davos, Switzerland.

DISEASE X

Already in 2018, therefore before the COVID emergency, the World Health Organization hypothesized the arrival of a pandemic caused by a still unknown disease, generically called Disease but the study of which could facilitate prevention in order to prepare flexible and transversal actions to stem the spread of diseases, including a hypothetical disease not known to date.

THE MEETING AT THE DAVOS FORUM

Disease X also entered the agenda of the World Economic Forum in Davos with a meeting coordinated by WHO Director General Tedros Adhanom Ghebreyesus. The event is dedicated to how to deal with a new disease.

GHEBREYESUS: “WE MUST HAVE AN EARLY WARNING SYSTEM”

“We have known the Zika virus, Ebola and we know what can happen – declared Ghebreyesus -, but we must have a plan for a future and unknown disease X, which we have been talking about for many years. Covid was the first disease happen again and we need to be able to anticipate and prepare for that.” For the WHO directorate it is necessary “to have an early warning system, to be able to quickly expand health systems and invest more in primary care”.

THE TARGET

Executive Director of the WHO Health Emergencies Programme, Michael Ryan, explained that shining a spotlight on viruses and pathogens to research and develop countermeasures is “essential for a rapid and effective response to epidemics and pandemics.” Talking about ‘disease.

RESEARCH AND PREVENTION

In general, experts’ efforts focus on the possible response against the hypothetical disease, in particular on vaccines that will have to be created and administered to rapidly counteract the emergency. The objective is therefore to provide a rapid and effective response especially in the event of a large-scale spread of the disease.

THE RISKS

It is therefore important to be prepared for such an eventuality. “Let’s put it this way – explains to Mail Online Kate Bingham, one of the experts who chaired the vaccine task force in the United Kingdom between May and December 2020 -, the 1918-1919 influenza pandemic killed at least 50 million people around the world , twice as many as were killed during World War I. Today, we might expect a similar death toll caused by one of the many viruses that already exist.”

“NOT ALL VIRUSES THREATEN HUMANS”

Bingham clarified that “not all pose a threat to humans, of course, but some do.” The professor then explained that scientists are currently aware of 25 virus families, each comprising up to thousands of individual viruses that all have the potential to evolve into a pandemic.

THE THREE KEY FACTORS

Explaining the possibility of an increased risk of pandemics, Bingham identified three key factors such as globalization, the overpopulation of cities and deforestation, which have created the “ideal conditions for viruses to pass from one species to another”.

VACCINE PROTOTYPES

Bingham stressed the importance of making a collection of “several vaccine prototypes (trials, like those injected into people against COVID19) for every family of threatening viruses” that we know of before the possible next pandemic begins. With this “advantage” vaccines could be designed to “target very specific characteristics of disease X.”

COSTS

For the expert it is necessary “to take the first steps to face the next pandemic right now and this means putting money on the table. Yet there is very little evidence that we are willing to spend anything remotely comparable to protect ourselves from real viruses”. The monetary cost of inaction, however, is “seismic: Covid, a virus probably milder than the eventual Disease , Bingham said.

THE LAB

But something is moving. A laboratory has been opened in the United Kingdom where possible vaccines will be studied both to combat the still unknown infection and viruses already known, but considered dangerous due to their epidemic potential.

THE SEARCH FOR THE ANTIDOTE

The challenge for British scientists is to be able to stop new viruses with an ad hoc antidote within one hundred days of identification. This is a global target set by the G7 in 2021 to deliver a vaccine against any new pandemic threat within this time window.

DISEASES WITH EPIDEMIC POTENTIAL

But what are the diseases that have epidemic potential? The WHO list of diseases posing the greatest risk to public health includes COVID19, Crimean Congo haemorrhagic fever, Ebola virus disease and Marburg virus disease, Lassa fever, Middle East respiratory syndrome coronavirus (MERS-CoV), and Severe Acute Respiratory Syndrome (SARS), Nipah virus infection and diseases caused by henipavirus, Rift Valley fever, Zika virus infection and finally disease X.

Dott. Alessio Brancaccio, tecnico ambientale Università degli Studi di L’Aquila, membro della Fondazione Michele Scarponi Onlus, ideologo e membro del movimento ambientalista Ultima Generazione A22 Network per contrastare il Riscaldamento Globale indotto artificialmente

AUMENTANO LE PISTE CICLABILI IN MOLTE CITTA’ DEL MONDO COME “ANTIDOTO” AL CORONAVIRUS

Laura De Rosa Pubblicato il 17 Maggio 2020

Aumentano le piste ciclabili in moltissime città del mondo come “antidoto” al coronavirus e al problema dell’inquinamento.

https://www.greenme.it/mobilita/bici/piste-ciclabili-antidoto-coronavirus/

L’emergenza coronavirus ha spinto molte persone, residenti in città particolarmente affollate, a preferire la bicicletta ai mezzi pubblici, considerati più a rischio, per raggiungere il posto di lavoro o semplicemente il supermercato. Ma questo aumento del ciclismo “per necessità” ha messo in luce la scarsità di piste ciclabili.

Tant’è che numerose città, durante il lockdown, sono corse ai ripari: basti pensare a Bogotà che, secondo quanto riporta la BBC, ha introdotto circa 80 Km di piste ciclabili temporanee proprio per incentivare gli spostamenti su due ruote e ha chiuso temporaneamente 117 km di strade per le auto al fine di facilitare il ciclismo e le passeggiate.

O a Città del Messico, che è intenzionata a quadruplicare le piste ciclabili, e a Parigi, che sta costruendo 650 chilometri di nuove piste ciclabili destinate a diventare permanenti. Il motivo? Incentivare le persone a preferire la bici alle auto, visto che i mezzi pubblici probabilmente verranno evitati per paura del contagio.

Anche a Budapest sono state aperte nuove piste ciclabili temporanee e l’intenzione è di mantenerle anche dopo l’emergenza.

Secondo l’articolo della BBC, “a marzo l’uso dei sistemi di bike sharing è aumentato di circa il 150% a Pechino e del 67% a New York, dove il ciclismo sulle strade principali è aumentato del 52%.”  Finanziamenti per piste ciclabili sono stati concessi ai governi della Nuova Zelanda e della Scozia, a Bruxelles si è deciso di trasformare l’intero nucleo cittadino in una zona prioritaria per ciclisti e pedoni, e in varie città come Brighton, Bogotá, Colonia, Vancouver e Sydney si è optato per la chiusura temporanea delle auto.

In Italia non siamo da meno, per fortuna: Roma ha approvato la costruzione di 150 chilometri di percorsi ciclabili temporanei e permanenti sulle strade principali della città e lungo altri percorsi chiave, a Milano sono in arrivo 23 km di nuove piste ciclabili, a Bologna si sta lavorando alla realizzazione della cosiddetta Bicipolitana, una metropolitana in bicicletta, a Torino ci saranno zone aperte solo alle bici e sono previsti, per la fase 2, gli incentivi per l’acquisto di bici e monopattini.

L’accademica statunitense Anne Lusk, sul British Medical Journal, ha sottolineato l’importanza delle infrastrutture ciclistiche, che rappresentano un vero e proprio investimento per il futuro del Pianeta, dell’economia e delle persone, anche dal punto di vista sanitario.

Preferire la bici all’auto è infatti un modo per contrastare l’inquinamento che tanti danni continua a fare, e che forse un ruolo chiave ce l’ha anche in materia coronavirus, come dimostrato da una ricerca di Harvard secondo la quale la letalità del COVID-19 aumenta dove l’aria è più inquinata.

Senza contare che camminare e andare in bicicletta sono considerate le modalità di spostamento più sicure per ridurre l’esposizione a COVID-19.

Insomma, la pandemia potrebbe essere l’occasione per cambiare rotta e iniziare, davvero, a privilegiare mezzi di trasporto più sostenibili come la bicicletta.

FONTI: BBC/Designing better cycling infrastructure – BMJ

Greenme

Dott. Alessio Brancaccio, tecnico ambientale Università di L’Aquila, membro partecipante ordinario Fondazione Michele Scarponi Onlus, ideologo ed attivista del movimento ambientalista italiano Ultima Generazione A22 Network